Come chiedere lo spostamento di bidoni della spazzatura?

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Puzza di spazzatura vicino casa: come far spostare i cassonetti dalla società che gestisce i rifiuti o dal Comune?
Sarà anche comodo avere i cassonetti dell’immondizia vicino casa, almeno per chi la sera deve provvedere alla consegna della differenziata. Ma di certo la presenza dei rifiuti – specie se non ritirati prontamente – provoca cattivi odori e attira la presenza di animali randagi, spesso pericolosi. Ragion per cui sarà capitato a tutti di domandarsi come chiedere lo spostamento di bidoni della spazzatura.
La questione è di interesse generale, specie nei grandi centri dove la raccolta dei rifiuti avviene, a volte, a singhiozzo ed è spesso interessata da prolungati disservizi. Disservizi che, lo ricordiamo, danno diritto a uno sconto sulla Tari pari all’80% della tariffa (di tanto parleremo più avanti).
Chiedere lo spostamento dei bidoni della spazzatura è facoltà di ogni cittadino o del relativo condominio; ma ottenerlo non è un diritto. L’ultima parola spetta al Comune. Siamo infatti nell’ambito non già dei «diritti soggettivi» ma dei cosiddetti «interessi legittimi» che ricorrono tutte le volte in cui vi è un contrapposto interesse della collettività, che va bilanciato con quello del singolo. E a dover trovare il giusto contemperamento tra gli interessi in gioco è appunto la pubblica amministrazione. Una cosa però è certa: non si può “espropriare” di fatto la proprietà privata costringendo il titolare dell’appartamento a tenere sempre chiuse le finestre. Sicché, laddove la situazione è intollerabile, è ben possibile ricorrere al giudice.
Di tanto parleremo qui di seguito. Vedremo come fare a chiedere lo spostamento dei bidoni dei rifiuti e a quale ufficio rivolgersi. Ma procediamo con ordine.
Indice
1 Cassonetti della spazzatura: dove possono stare?
2 A chi presentare l’istanza per lo spostamento dei cassonetti?
3 Come chiedere lo spostamento dei bidoni dell’immondizia
4 Sconti sulla Tari per i cassonetti pieni di rifiuti
Cassonetti della spazzatura: dove possono stare?
A stabilire la collocazione dei cassonetti della spazzatura è il regolamento comunale che disciplina le norme di attuazione della Tari, appunto la tassa sui rifiuti.
Ai sensi però dell’articolo 25 del codice della strada, i cassonetti della spazzatura devono essere collocati in modo da non arrecare pericolo o intralcio alla circolazione. Proprio a tal fine, l’articolo 68 del regolamento di attuazione al codice della strada stabilisce poi che i bidoni dell’immondizia vanno collocati fuori dalla carreggiata.
Nessun automobilista può sostanze davanti ai cassonetti dei rifiuti, così come non li può spostare per ricavare uno spazio per il proprio parcheggio.
Il posizionamento dei cassonetti della spazzatura negli spazi condominiali può essere oggetto di apposita disciplina del regolamento di condominio o, in mancanza, va regolamentato con delibera dell’assemblea assunta a maggioranza dei presenti che rappresentino almeno la metà dei millesimi. La doppia maggioranza è necessaria per evitare che possa esservi un abuso della maggioranza ai danni di chi, magari vivendo al primo piano, è in minoranza.
Ma anche laddove l’assemblea decida, con una schiacciante maggioranza, di posizionare il cassonetto proprio sotto la finestra di uno dei condomini questi potrebbe comunque rivolgersi al giudice per ottenerne l’allontanamento. E difatti, ai sensi dell’articolo 844 del codice civile, non si può costringere il vicino di casa a sopportare esalazioni di fumo o di odori che superino la «normale tollerabilità». Ragion per cui se la puzza proveniente dai cassonetti dovesse impedire di tenere aperte le finestre di casa, si può intentare causa al condominio o al Comune (a seconda di chi sia il soggetto che abbia scelto la collocazione dei bidoni) per ottenerne l’allontanamento.
A chi presentare l’istanza per lo spostamento dei cassonetti?
Laddove la collocazione dei cassonetti sia stata decisa dal condominio, su uno dei propri spazi, l’istanza va inviata all’amministratore che poi sottoporrà la questione all’assemblea. Come anticipato, se anche l’assemblea non dovesse muoversi, si potrà far ricorso al giudice.
Laddove invece i bidoni si trovino sulla strada o altro spazio pubblico, l’istanza andrà inviata sia al Comune che alla società incaricata per la gestione e raccolta dei rifiuti.
Come chiedere lo spostamento dei bidoni dell’immondizia
In una recente sentenza, il Tar Lazio [1] ha decretato che sussiste il diritto di ogni cittadino a ottenere l’accesso agli atti relativi al piano di posizionamento dei cassonetti stradali. Lo può fare anche l’amministratore di condominio in nome e per conto dei condomini che si ribellano per il cattivo odore dato la vicinanza degli stessi bidoni allo stabile.
Nello caso di specie, un Condominio, dopo aver sollecitato lo spostamento dei cassonetti posti nelle adiacenze degli spazi condominiali, denunciando che si trattava di “ben 5 secchioni” maleodoranti e posti nelle immediate vicinanze dello stabile, formulava istanza di accesso alla società di gestione dei rifiuti per l’ostensione del piano di posizionamento dei cassonetti stradali, nonché di ogni altro atto connesso e consequenziale necessario alla tutela in giudizio delle ragioni del condominio stesso.
La società non forniva riscontro. Il condominio si rivolgeva dunque al tribunale chiedendo che fossero esibiti i documenti in questione.
Il tribunale amministrativo ha dato ragione al cittadino affermando che «la legittimazione all’accesso va riconosciuta a chi è in grado di dimostrare che gli atti richiesti hanno prodotto o possano produrre effetti diretti o indiretti nei suoi confronti, da cui deriva il suo bisogno di conoscenza, il cosiddetto “need to know”, anche a prescindere dalla intervenuta lesione di una posizione giuridica o dalla compiuta percezione della stessa [2]».
In quest’ottica, aggiunge il Tar, il Condominio non soltanto è certamente legittimato a richiedere la documentazione relativa al Piano dei cassonetti (visto il loro peculiare posizionamento rispetto allo stabile condominiale), ma ha altresì «un interesse diretto, attuale e concreto, corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e collegata ai documenti di cui ha chiesto l’ostensione, tenuto conto che ogni determinazione in merito alla collocazione dei cassonetti e al loro spostamento, o meno, è per esso rilevante, stanti le richieste di rimozione come sopra inviate e versate in atti, rimaste disattese».
Questo diritto non costituisce una forma di controllo generalizzato dell’operato della società, essendo evidente, invero, oltre che indicato, il diverso fine perseguito.
Se l’istanza di accesso agli atti viene disattesa o rimane senza riscontro è possibile, nei sessanta giorni successivi, far ricorso al Tar.
Sconti sulla Tari per i cassonetti pieni di rifiuti
La legge statale che regola la Tari – la tassa sui rifiuti – prevede uno sconto dell’80% (con conseguente obbligo di pagare solo il 20% della tariffa) nel caso di zone interessate da disservizi. In particolare deve ricorrere uno dei tre seguenti presupposti:
mancato svolgimento del servizio di gestione dei rifiuti: si pensi a un Comune che non abbia ancora affidato l’appalto ad una società per la raccolta dei rifiuti o ai numerosi casi di disfunzioni interne organizzative;
effettuazione del servizio in grave violazione della disciplina di riferimento: è l’ipotesi in cui non viene rispettata la raccolta differenziata o in cui la raccolta avviene a singhiozzo;
interruzione del servizio per scioperi o per altri motivi sindacali, o per imprevedibili impedimenti organizzativi.
Secondo la Cassazione, non basta il semplice fatto che per uno o due giorni non passi il camion dei rifiuti: vi deve piuttosto essere un «grave e perdurante disservizio», anche se non dipendente da colpa del Comune. Ciò che rileva è infatti la disfunzione protratta nel tempo.
Inoltre è necessario che, dalla mancata raccolta, derivi un danno, o anche un semplice pericolo, alla salute delle persone o all’ambiente. Tale situazione deve essere certificata dall’autorità sanitaria ossia dall’Asl. Per cui, per avere lo sconto sulla Tari, non bisogna per forza dimostrare di aver subito un effettivo danno o di aver dovuto tenere le finestre chiuse a causa dei cattivi odori; né bisogna munirsi di fotografie che ritraggono i topi presenti attorno casa. Basta la certificazione dell’Asl o di altre autorità sanitarie da cui si evinca lo stato di pericolo – anche solo potenziale – per la salute pubblica.
Fonte: laleggepertutti

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