Direttiva europea sulle case green, cosa sta accadendo e la posizione dell’Italia

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Fa discutere la direttiva europea sulle case green. Dopo il primo voto in Commissione Industria dell’Europarlamento nel frattempo in Italia si stanno diffondendo i malumori. Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, ha fatto sapere: “Ci opporremo, nel nome del buon senso e del realismo, come governo ma soprattutto come italiani: la casa è un bene prezioso, frutto dei sacrifici di una vita, luogo di memorie e affetti”.

Direttiva europea sulle case, in cosa consiste

Secondo quanto previsto dalle bozze della direttiva europea sulle case green, entro il 1° gennaio 2030 tutti gli immobili residenziali dei 27 Paesi membri dovranno passare alla classe energetica E ed entro il 1° gennaio del 2033 alla classe energetica D. Eccezion fatta per gli immobili di interesse storico.

La normativa Ue punta a due obiettivi: realizzare tutti gli edifici di nuova costruzione ad emissioni zero entro il 2030 e convertire e far diventare a emissioni zero entro il 2050 gli edifici già esistenti.

Direttiva europea sull’efficienza energetica, la posizione dell’Italia

La direttiva europea sull’efficienza energetica degli immobili trova però contraria l’Italia, che sembra intenzionata a bloccarla. Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, ha fatto sapere: “Ci opporremo, nel nome del buon senso e del realismo, come governo ma soprattutto come italiani: la casa è un bene prezioso, frutto dei sacrifici di una vita, luogo di memorie e affetti”.

Salvini ha quindi citato i dati dell’Ance, dai quali risulta che nel nostro Paese oltre 9 su 12,2 milioni edifici residenziali sono stati costruiti prima dell’entrata in vigore della normativa sul risparmio energetico, di conseguenza non potrebbero garantire le performance richieste dalla direttiva.

La maggioranza parla di “patrimoniale camuffata” e il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Tommaso Foti, ha annunciato una risoluzione in Parlamento per chiedere al governo di non far approvare la direttiva.

A lanciare l’allarme anche Confedilizia, che ha diffuso una nota nella quale ha sottolineato che è necessario scongiurare l’arrivo dell’eco-patrimoniale europea.

Nel dettaglio, Confedilizia ha sottolineato: “L’Unione internazionale della proprietà immobiliare (UIPI) – in cui l’Italia è rappresentata dalla Confedilizia – sta seguendo da oltre un anno e mezzo i lavori della Commissione, del Consiglio e del Parlamento europei sul progetto di rifusione della direttiva sull’efficienza energetica nell’edilizia, contenuto nel pacchetto ‘Fit for 55’.

Nel testo della proposta di direttiva, ora all’esame del Parlamento europeo, sono presenti una serie di norme che dispongono interventi obbligatori sugli immobili finalizzati a far scomparire quelli con ridotte prestazioni energetiche, secondo una tempistica molto ravvicinata che contrasta in modo netto con le peculiarità del patrimonio immobiliare italiano (risalente nel tempo e di proprietà diffusa, sovente di tipo condominiale).

In particolare, tra le proposte di compromesso che saranno poste all’esame della Commissione energia del Parlamento europeo il prossimo 9 febbraio, gli edifici residenziali e le unità immobiliari dovranno raggiungere entro il 1° gennaio 2030 almeno la classe energetica E ed entro il 1° gennaio 2033 almeno la classe di prestazione energetica D.

Se la proposta di direttiva non dovesse essere modificata nella parte relativa alle tempistiche e alle classi energetiche, dovranno essere ristrutturati in pochi anni milioni di edifici residenziali. Senza considerare che in moltissimi casi gli interventi richiesti non saranno neppure materialmente realizzabili, per via delle particolari caratteristiche degli immobili interessati. Inoltre, i tempi ridottissimi determineranno una tensione senza precedenti sul mercato, con aumento spropositato dei prezzi, impossibilità a trovare materie prime, ponteggi, manodopera qualificata, ditte specializzate, professionisti ecc.

Nell’immediato, poi, l’effetto sarà quello di una perdita di valore della stragrande maggioranza degli immobili italiani e, di conseguenza, un impoverimento generale delle nostre famiglie”.

Per migliorare le prestazioni energetiche di milioni di edifici, è necessario porsi obiettivi realistici. Occorrerebbe, soprattutto, agire attraverso misure incentivanti e non imponendo a Paesi diversissimi fra loro obblighi pensati dietro le scrivanie dei palazzi di Bruxelles. Si è scelta, invece, la strada della coercizione, senza neppure prevedere, in capo agli Stati membri, un’adeguata flessibilità per adattare le nuove norme ai contesti nazionali.

Confedilizia è riuscita in questi giorni – dopo averlo fatto nel dicembre del 2021 (quando si riuscì a far eliminare dalla bozza di direttiva il divieto di vendita e di affitto degli immobili non conformi) – a portare il tema all’attenzione dei media. Ora occorre agire. Ci appelliamo al Governo e alle forze politiche affinché venga svolta ogni possibile azione per far sì che l’imminente fase finale di esame della bozza di direttiva possa condurre a ripensare un’impostazione che per l’Italia avrebbe conseguenze devastanti”.

Direttiva europea sulla classe energetica, gli step

Il voto sulla direttiva europea sulle case green era previsto per il 24 gennaio, ma poi è slittato al 9 febbraio. Uno slittamento motivato dall’esigenza di smaltire gli oltre 1.500 emendamenti arrivati. Qualora il 9 febbraio il documento dovesse essere approvato, a marzo dovrebbe arrivare a Strasburgo, sede in cui potrebbe essere ancora emendato. Toccherebbe poi ai rappresentanti del Parlamento, della Commissione e del Consiglio europeo discutere e arrivare a un ultimo compromesso.

Fonte: Idealista.it

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