L’Uppi contro il decreto che blocca i crediti superbonus, operazione solo estetica il salva-casa

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«Una vessazione ai limiti della costituzionalità». È fortemente negativo il commento del presidente dell’Uppi Fabio Pucci e del segretario generale Jean-Claude Mochet, che ricordano l’allarme lanciato dai piccoli proprietari sin dall’inizio della revisione della norma sul superbonus, lo scorso marzo. Ora, scrivono in una nota, con l’approvazione definitiva in Parlamento del Dl 39/2024, si aggiunge lo “spalma-detrazioni”: niente più possibilità di usare subito il beneficio fiscale per antisismica e risparmio energetico, con effetto anche per chi ha già avviato i lavori e che ora dovrà fare debiti per pagare le imprese e sulle banche che non potranno più, dal 2025, compensare i crediti del superbonus con debiti previdenziali e assistenziali.

Una inopportuna forzatura che l’Uppi vuole cancellare, chiamando alla mobilitazione i piccoli proprietari. «Stiamo valutando anche la possibilità di avviare l’iter in Tribunale per chiedere l’incostituzionalità della norma, che costringerà, con la retroazione prevista, parte dei cittadini a vendere la propria abitazione per pagare i lavori di ristrutturazione, che avrebbero dovuto essere coperti con la cessione del credito».

La stretta sulle ristrutturazioni

«Un’ulteriore follia è prevedere la stretta sulle detrazioni per i lavori di ristrutturazione, con il bonus casa che, dal 2028 al 2033, scenderà al 30%. Il bonus è stato confermato anche per quest’anno al 50%, con un tetto di spesa detraibile di 96mila euro: ma dal 2025, salvo proroghe, l’aliquota scenderà al 36%, con un tetto che dovrebbe scendere a 48mila euro. Non ci pare questo il modo di incentivare gli italiani che a breve si troveranno davanti l’obbligo europeo di ristrutturare le abitazioni, pena la loro svalutazione. È inaccettabile cambiare le regole del gioco in itinere, costringendo i cittadini che si sono fidati dello stato a correre ai ripari indebitandosi per salvare le loro case» .

Sanatoria salva-casa troppo costosa

Dubbi anche sul Salva-casa. «Eravamo favorevoli a un condono, non ad una semplice sanatoria e comunque molto costosa: per sanare una veranda in una casa da 250mila euro se ne devono spendere 30mila». Rimane sospeso perciò il giudizio del presidente Pucci. Una regolarizzazione ben diversa da quella che i proprietari si aspettavano; che potrà anche contribuire a rimettere sul mercato alcuni immobili ma, in sostanza, «è un condono per ricchi» conclude Pucci.

Si tratta solo di un ritocco estetico alla vetusta e pesantissima disciplina edilizia: la regolarizzazione non interessa, per esempio, le difformità realizzate in fase di costruzione e quindi coeve palesemente con la costruzione del fabbricato quali maggior superficie/volume e maggiore altezza del fabbricato e non parla di cosa accade con i vincoli.

Insomma, concludono, «solo se verrà ampiamente migliorata questa norma potrà avere una utilità pratica per i milioni di proprietari oppressi da piccoli errori correggibili senza offendere il paesaggio e l’ambiente ma che oggi impediscono la libera circolazione delle case».

 

 

 

 

 

 

 

 

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